tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 29
08.11.2025 |
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"Che non avevo approfondito per vari motivi, compreso il fumo e la poca voglia di impegnarmi..."
Pensai, sei curiosa ragazza mia. La prossima volta vieni anche tu, così potrai vedere con i tuoi occhi.
Mi fissava in attesa.
Si aspettava una risposta, da me, che soddisfacesse la sua curiosità?
Cosa potevo dire? Non avevo idea del perché litigassero.
Non credo fosse solo perché Silvia avesse riso alla mia battuta. C’era di sicuro ben altro.
Le dissi. Vado nei reparti. Non passarmi nessuno se non è una cosa urgentissima.
Ci guardammo, nel suo volto traspariva una certa delusione.
Per la mia, non risposta?
O per quello, che aveva visto dalla finestra?
Io la guardavo, invece, cercando di capire da dove Alessia avesse tratto la sua convinzione, che fosse un osso duro.
Quel “rifletti daddy rifletti”, mi risuonava nelle orecchie come una ammonizione.
Il primo cartellino giallo!?
Solito intuito femminile? O aveva tirato ad indovinare?
Senza ulteriori indugi mi avviai.
Erano giorni che trascuravo i vari reparti.
Volevo appurare che tutto procedesse bene.
Prima passai dal commerciale, erano in due, Moreno e Graziella, uno acquisiva gli ordini e l’altra, addetta alla bollettazione e fatturazione.
I loro compiti erano, comunque, intercambiabili uno poteva sostituire l’altra.
Mi assicurai che non ci fossero intoppi e che gli ordini venissero evasi regolarmente.
Dalla loro risposta positiva, valutai che, anche, alla logistica e alla produzione tutto procedesse nel migliore dei modi.
Rimandai, ad un altro giorno il passaggio in quei reparti e mi diressi al laboratorio.
Volevo capire che aria tirava lassù.
Appena mi vide, Silvia sfoderò un accogliente sorriso.
Cosa che non aveva mai fatto da quando ci conosciamo, si avvicinò e mi disse:” complimenti, hai una bella fidanzata.
La corressi:” guarda che non siamo fidanzati.
Stiamo sviluppando una conoscenza ma nessun fidanzamento".
Fece un sospiro e un sorriso, che mi suonarono, come di soddisfatto compiacimento.
Cambiai discorso, chiedendole come andavano i controlli.
Stava per rispondere, ma Nicola, dalla lontana sua postazione, con la sua solita vocina delicata, richiese la sua presenza.
Un po’ scazzata dalla inopportuna chiamata si avvio dicendomi:” vai da Pietro sta collaudando alcuni pezzi chiedi a lui”.
Mi avvicinai, Pietro blocco gli strumenti e gli chiesi, in tono molto amichevole e confidenziale, come andava, se c’erano dei problemi, senza specificare se di lavoro o che mi riferissi ad altro.
Lui non capendo, o facendo finta di non aver capito, mi chiese:” Intendi sul lavoro o tra di noi”?
Era palese che lui non vedeva l'ora di spifferare.
Alla stregua di me, impaziente di sapere.
Gli risposi:” Sul lavoro! Perché ci sono problemi tra di voi? A me, siete sempre sembrati tanto affiatati”.
Si guardò intorno con circospezione e snocciolò quello che sapeva: “Stamattina appena Nicola e risalito dopo aver fatto entrare la tua fidanzata”.
“Ancora con questa fidanzata. Non è la mia fidanzata”! Ribadii io.
“Lui era convinto di sì. È tornato su tessendo le lodi di questa ragazza, ne ha parlato con tale enfasi, di quanto fosse bella, che a Silvia gli si sono girate le balle, no, le ovaie, anche se a volte si comporta come un uomo, tirando fuori le palle che non ha.
A Silvia non hanno dato fastidio, solo, i complimenti a quella che gli era sembrata la tua ragazza, ma il modo in cui Nicola si dimostrava soddisfatto che fosse la tua fidanzata e quindi, non rappresentavi un potenziale concorrente con Anna.
Lui ha cercato di giustificarsi con Silvia, spiegando che lo diceva per me, visto che io da quando l’ho vista ci ho fatto un pensierino, ma ne io ne Silvia gli credevamo, era evidente che lui ha un debole per Anna.
Io, in questo contesto, mi sento un nano.
Sono consapevole che in questa lotta tra Titani ne uscirei sconfitto; quindi, ho rivolto le mie attenzioni altrove, sai Graziella, la collega al commerciale?
Gliel’ho chiesto ed ha accettato di uscire con me, sabato sera andiamo a ballare”.
Gli risposi:” L’ho appena vista, vengo proprio da lì, carina Graziella, ma non devi prenderla come un ripiego, se ti piace Anna devi provarci a prescindere da me e da Nicola.
Anche perché, io credo che la concorrenza sia molto più ampia.
Anna qui dentro non appartiene a nessuno, ma potrebbe avere un ganzo fuori di qua o tanti mosconi che le ronzano intorno. Non credo abbia problemi di abbondanza. Che ne sappiamo noi, siamo tutti sullo stesso livello, mai darsi per sconfitti a priori”.
Fece una smorfia capii che stava arrivando Silvia, mi girai, aveva il viso vistosamente alterato. Non devono aver parlato solo di lavoro.
Dissi:” grazie Pietro sei stato molto chiaro”.
Poi andando incontro a Silvia le feci i complimenti dicendo, che formavano un bel gruppo.
Vidi il suo viso rischiararsi, mi ringraziò accompagnandomi fino alla porta, era tornata felice e radiosa. Un'altra Silvia, che non conoscevo, non quella sempre ingrugnita quando parlava con me.
Era quasi orario di chiusura, scendendo chiesi ad Anna di venire nel mio ufficio e le dissi:” mi ha incuriosito la tua battuta che ho bisogno di fare un po’ di ginnastica, ne sono cosciente, è tropo tempo che non pratico uno sport.
Ho pensato di ricominciare, non facendolo in modo noioso, in una palestra o correndo per le strade, ma di imparare una vera disciplina. Mi è piaciuto come hai descritto Aikido, mi piacerebbe provare, ne approfitterei per frequentare la tua stessa palestra.
Se mi dai il numero di telefono vedo se riesco ad iscrivermi, magari ci andiamo nello stesso giorno”.
Mi rispose:” io vado, quando posso, sempre di giovedì, ti do il numero di telefono ma ti servirà solo per prendere un appuntamento.
Per l’iscrizione devi andare una sera nella sede, dove potrai comprare anche l’uniforme che si chiama doge”.
L’avevo osservata per tutto il tempo cercando di cogliere una qualche variazione del viso in un senso o nell’altro.
In genere non controllava i sentimenti, diventava rossa, comunque non riusciva a nascondere le proprie emozioni. Stavolta niente come se la cosa non la riguardasse.
Le stavo dicendo che volevo frequentare la sua stessa palestra, magari nello stesso giorno e lei non faceva una piega. Impassibile, di ghiaccio.
Continuò dicendo, con una certa soddisfazione:” ti informo che sono quasi cintura gialla e siccome tu, dovrai cominciare dalla bianca, da principiante, non credo ci metteranno insieme.
Era una precisazione che non lasciava adito ad interpretazioni, era un avvertimento come a dire, non farti illusioni.
Stava già mettendo dei paletti. Alzava un muro?
Le risposi che io avevo un passato da sportivo. Che non avevo approfondito per vari motivi, compreso il fumo e la poca voglia di impegnarmi. Le raccontai che negli anni Sessanta avevo partecipato ad una manifestazione sportiva organizzata dalla società Agnelli con tutte le piccole società e gli oratori salesiani e no della città. Una specie di piccola olimpiade. Dove venivano effettuate gare di squadra, tipo calcio, palla a volo, basket e varie discipline in atletica leggera.
Precorrevano i giochi della gioventù, che nascevano in quelli anni.
Io partecipai per l’oratorio salesiano di Val Salice. In atletica leggera, si poteva partecipare, solo, in due gare più la staffetta. Vinsi la medaglia d’oro in salto in lungo e corsa a ostacoli. E insieme ai miei compagni l’oro nella staffetta 4 x 100.
La premiazione è avvenuta in un locale dell’Agnelli e ha premiarci hanno chiamato Pietro Anastasi, mio conterraneo e centravanti della Juventus, che oltre alle medaglie, mi consegnò la coppa vinta dall’oratorio Val Salice, grazie al punteggio raggiunto con le mie medaglie.
Mi alzai, le andai vicino e guardandola serio negli occhi, le dissi:” tranquilla, che in un mese ti raggiungo e ti metto sotto.
Quel “ti metto sotto” era carico di mille allusioni, ma lei non si scompose.
Reggendo il mio sguardo rispose:” vedremo! Sandro, vedremo!
Il ”rifletti daddy rifletti” di Alessia, faceva a pari con questo. “vedremo Sandro, vedremo” di Anna.
Solo che il primo, quello di Alessia, mi era parso un, intimidatorio cartellino giallo, mentre il secondo, quello di Anna, suonava come una, ostile sfida.
Tutte e due, mi arrivarono come, minacciosi, venti di guerra. Dovevo muovermi con cautela.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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